Jastreboff sviluppò un modello che concentrava l’attenzione sui meccanismi centrali dell’acufene. Tale modello è attualmente il più accettato, anche grazie alle evidenze della Risonanza Magnetica Funzionale, soprattutto per gli eclatanti risultati ottenuti in tutto il mondo applicando la terapia che l’autore ne derivò.
Questo modello prevede che il punto focale del problema sia il momento della percezione corticale dello stimolo e il legame che si viene a creare tra corteccia uditiva e sistema limbico. In poche parole l’acufene si crea a livello della coclea, per meccanismi eccitotossici o per il mancato controllo delle cellule ciliate sull’attività dei neuroni del ganglio del Corti, ma è poi un problema del Sistema Nervoso Centrale, in cui si attuano meccanismi errati di neuroflogosi. Nacque dunque la Sound Therapy, incentrata sullo scopo di inondare le Vie Uditive Centrali di suono a livello non mascherante, così da associare all’acufene uno stimolo che inducesse habituation tanto per lo stimolo stesso quanto per l’acufene, che percorre le stesse vie.
La TRT viene condotta normalmente da un’equipe che comprende tre figure: il medico, in genere di estrazione otorinolaringoiatrica, l’audiometrista e l’audioprotesista, cui si possono associare in una seconda fase lo psicologo e lo psichiatra, ma anche lo specialista in propriocezione e lo gnatologo, per quei casi in cui le afferenze propriocettive giocano un ruolo nel manifestarsi dell’acufene. Dopo aver condotto un’anamnesi mirata, il paziente viene sottoposto agli esami audiologici di routine, comprese le otoemissioni acustiche, l’acufenometria, la ricerca delle curve di mascheramento di Feldmann e i test di inibizione residua.
Viene quindi effettuato un counseling, consistente nella demitizzazione dell’acufene: vengono spiegate la genesi dell’acufene e le ragioni della sua persistenza, lo scopo della terapia e il meccanismo attraverso il quale essa interverrà sui processi che lo generano. Infine viene proposta la terapia del suono, consistente nell’utilizzo di tre dispositivi: il generatore di suono notturno, i generatori di suono indossabili e la protesi acustica, eventualmente programmata con l’implementazione di un generatore di suono, laddove sia presente una ipoacusia protesizzabile.